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Il Bosco di Foglino

Il Bosco di Foglino situato lungo la via Nettunense, nel Comune di Nettuno, ha una superficie di circa 550 ettari, ed è costituito da un querceto misto deciduo, dominato da Quercus cerris e Quercus frainetto.
I boschi caducifogli a Quercus cerris e Quercus frainetto sono considerati ambienti di notevole importanza dal punto di vista ecologico e naturalistico in quanto rappresentano frammenti di una antica e più ampia foresta planiziale; attualmente si trovano in una condizione di elevata frammentazione nel paesaggio planiziale subcostiero tirrenico, poiché sottoposti ad impatti antropici crescenti.
Sono infatti poche le località dell'Italia Centrale che conservano ancora alcuni lembi dell'antica foresta che occupa questo distretto; nel Lazio questi consorzi forestali rappresentano frammenti di diversa estensione che spesso si presentano in condizioni di disturbo a causa del secolare intervento antropico dovuto a ceduazioni, incendi e pascolo.
Foglino rappresenta un lembo forestale residuo di una più vasta foresta denominata "Antica Selva del Circeo e di Terracina", che in passato si estendeva lungo il litorale compreso tra Roma e Napoli, a circa 5-10 km dal mare, ed era caratterizzata da un'elevata diversità di specie e di habitat ; nel tempo tutta quest'area pianeggiante molto estesa, che comprendeva le Paludi Pontine e l'Agro romano, è stata progressivamente utilizzata dall'uomo, fin da epoche antichissime come ci rivelano studi paleontologici.
L'utilizzo di questa vasta area non doveva comunque essere stato intenso all'inizio poiché questa è stata una zona paludosa dove la malaria rendeva la vita particolarmente difficile. In epoche successive molte popolazioni hanno costruito opere di bonifica e di canalizzazione, di cui si ritrovano testimonianze risalenti all'epoca etrusca. Le opere di bonifica più recenti sono state realizzate negli anni 30 del secolo appena trascorso; tali opere di canalizzazione hanno modificato fortemente la fisionomia del paesaggio, gradualmente la malaria è stata debellata, ma al contempo è stata modificata anche la composizione delle specie, non solo per l'eliminazione delle zone paludose, ma anche perché le opere di bonifica hanno permesso una più forte antropizzazione e di conseguenza un maggiore utilizzo delle risorse naturali disponibili. Si è verificato quindi un ampliamento delle zone ad uso agricolo e pastorale a discapito di quelle boschive ed un più intenso utilizzo di queste ultime come carbonaie.
Data la sua importanza dal punto di vista ecologico- ambientale nel Bosco di Foglino sono stati svolti diversi studi interdisciplinari tutti volti a valutare lo stato delle condizioni attuali e a promuovere iniziative al fine di tutelare e conservare questo ambiente.
Tra il 2000 e il 2003 sono state svolte campagne di indagini per approfondire la conoscenza dell'area. Nel dettaglio sono stati approfonditi i seguenti argomenti:

Uno studio delle correlazioni tra le differenze relative alle caratteristiche edafiche e la diversa distribuzione delle comunità vegetali osservate all'interno del Bosco. Questa analisi delle correlazioni sottintende un approfondito studio della componente pedologica svolto attraverso le osservazioni sul campo di profili di suolo fino alla profondità di 170 cm, e le analisi fisico - chimiche dei singoli campioni, effettuate presso i laboratori dell'Università e l'approfondito studio della vegetazione tramite rilievi fitosociologici per stimare la copertura da parte di singole specie target;
Fra il 2000 e il 2002 è stato condotto uno studio sulla popolazione di testuggine palustre Emys orbicularis del Bosco allo scopo di ottenere una stima della popolazione, di raccogliere dati morfometrici per una prima caratterizzazione, e di valutarne le condizioni allo stato attuale;
Negli anni 2001 e 2002, la popolazione di rana agile (Rana dalmatina) del Bosco è stata oggetto di una ricerca mirata ad approfondire quegli aspetti di demografia, morfometria ed ecologia riproduttiva fino a quel momento scarsamente trattati nelle popolazioni più meridionali della specie.

Il clima è la risultante di tutti quei fenomeni meteorologici che si verificano con maggior frequenza e costanza nel tempo. Il clima dell'area è di tipo mediterraneo, caratterizzato da una temperatura media annua di16° C, le precipitazioni medie annue sono comprese tra 842 e 960 mm; l'aridità estiva si protrae da maggio ad agosto a causa degli scarsi apporti estivi, che sono compresi tra 64 e 89 mm, mentre le precipitazioni raggiungono il massimo in novembre. Questi dati di temperatura e piovosità sono quelli registrati dalle stazioni termopluviometriche, più prossime al Bosco, nell'arco dell'ultimo trentennio.
Questo bosco rappresenta un Sito d'importanza Comunitaria (sic). I Siti d'importanza Comunitaria sono delle aree destinate alla conservazione delle diversità biologica presente nel territorio dell'Unione Europea.
La conservazione si realizza attraverso la tutela degli habitat e delle specie animali e vegetali presenti. Queste aree fanno parte di una Rete Ecologica Europea che interessa tutti gli Stati membri, e sono quindi protette da leggi comunitarie.

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